L’articolo del BMJ denuncia come i centri di detenzione per migranti costituiscano ambienti dannosi per la salute, caratterizzati da condizioni degradanti, barriere nell’accesso alle cure e rischi elevati soprattutto per la salute mentale, come dimostrano episodi gravi anche recenti. In Italia, queste strutture, pur essendo formalmente amministrative, funzionano di fatto come spazi carcerari privi di adeguate garanzie, con servizi sanitari insufficienti e personale non sempre adeguatamente formato. Gli autori criticano in particolare la pratica medica di dichiarare le persone “idonee” alla detenzione, spesso basata su valutazioni superficiali che ignorano i rischi strutturali dell’ambiente detentivo. Alla luce di considerazioni sanitarie, etiche e legali, l’appello invita i professionisti della salute a rifiutare tale certificazione, sostenendo che nessuno dovrebbe essere considerato idoneo a essere trattenuto in luoghi che compromettono salute e diritti fondamentali.